LA SCUOLA ECONOMICA FRANCESCANA
Nel 1230, a quattro anni dal transito e a due dalla canonizzazione di San Francesco d’Assisi, una delegazione di frati si reca a Roma per chiedere al Papa l’interpretazione autentica della Regola e del Testamento del Santo. Quanto a quest’ultimo, Gregorio IX stabilisce che i francescani non debbano essere tenuti ad osservarlo, non ha carattere obbligante sul piano giuridico. Ma proprio sul maggiore o minore grado di rigidità sulla osservanza della Regola, in particolare sulla povertà, si creano due famiglie: i frati della Comunità o Conventuali, i frati degli Eremi o Osservanti (o Zelanti).

Giotto - San Francesco dona il mantello a un povero
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Dagli Osservanti a sua volta derivano le correnti (spirituali, celestini, fraticelli, clareni). Nel 1415 il Concilio di Costanza approva la Regolare Osservanza e ad essa fanno riferimento ulteriori correnti (villacreziani, collettani, amadeiti, scalzi o guadalupesi). Di seguito Eugenio IV sancisce la divisione tra Conventuali e Osservanti, che a sua volta sarà definitiva nel 1517 con la Bolla “Ite vos in vineam meam” di Leone X. Ancora tra gli Osservanti nascono altre correnti (cappuccini, recolletti) mentre tra i Conventuali nascono gli alcantarini detti scalzi o pasqualiti. Nel 1897, con l’Unione Leonina di Leone XIII, sono unite le quattro famiglie (riformati, recolletti, alcantarini, osservanti) e la famiglia francescana è ricostituita come Ordine Francescano Minore in: Conventuali, Cappuccini, Minori.
È in questo scenario che l’intervento illuminante di San Bonaventura da Bagnoregio precisa le varie specificazioni delle relazioni rispetto alle cose. Uso, proprietà, possesso, usufrutto. Bonaventura incita a trasformare la parola in testimonianza vissuta: “Nessuno pensi che possa bastargli la lettura senza la pietà, la speculazione senza la devozione, la ricerca senza l’ammirazione, l’attenzione senza la gioia, l’attività senza la pietà, la scienza senza l’amore, l’intelligenza senza l’umanità, lo studio senza la grazia divina, l’indagine senza la sapienza ispirata da Dio”.
Inoltre Bonaventura afferma che non è sufficiente la sola giustizia per salvaguardare l’integrità dell’ordine sociale e sopprimere gli abusi ma ci vuole l’appoggio della carità. È nella carità che la società trova il suo compimento e perfezione. Sulla scia di frate Elia, che nel 1232 incoraggiava gli studi tra i frati, Bonaventura afferma la necessità dello studio e di possedere dei libri utili a tale scopo.
La predicazione, la questua portano i francescani tra la gente e le istituzioni. Osservano, ascoltano, recepiscono, colgono i segni dei tempi. Inizia così quello che possiamo chiamare la scuola economica francescana, un insieme di indirizzi, di studi, di esperienze, di figure francescane che delineano questa scuola. Tra l’altro il tema dell’economia è uno degli appuntamenti ad Assisi per orientarci nella complessità del nostro tempo.

“Benozzo Gozzoli, Ritratto di Giovanni Olivi,” Basilica e Sacro Convento di S. Francesco in Assisi Una finestra sul patrimonio storico-artistico, ultimo accesso il 30 settembre 2026, https://fotosacroconvento.omeka.net/items/show/501.
Vi è poi la figura ed il pensiero del teologo Pietro di Giovanni Olivi (1248-1298) che è il primo a occuparsi del prestito ad interesse nel definire il mercato quale luogo di incontro tra domanda ed offerta e dove si stabilisce il prezzo. Per Olivi il soggetto non è più l’individuo che vive isolato, ma una persona che vive in una società, per il bene della quale deve rispettare il bene degli altri. Per lui il capitale di per sé improduttivo, diventa produttivo, sociale ed umano quando incontra l’investimento ed il lavoro. Il capitale quando è prestato fa eccezione perché è già moneta inserita in un processo produttivo e la sua distrazione provoca nel suo proprietario un vero danno che il mutuatario ha l’obbligo morale di riparare con l’interesse (danno emergente, lucro cessante).
Siamo nel tempo in cui l’usura dominava e la predicazione era contro l’usura e gli usurai (condanna dell’usura del Concilio Lateranense II, 1139).
Olivi è autore di trattati ed il suo pensiero influenza il grande San Bernardino da Siena. L’usura è la misura negativa del contratto. Essa è da condannare perché produce spoliazione del singolo e della comunità. L’usura è un flagello economico e produttivo, mina le stesse basi del mercato. L’anticamera dell’usura si chiama: bestemmia, truffa, frode, gioco d’azzardo, speculazione.
Nel secolo XIII tra le voci significative troviamo il beato Giovanni Duns Scoto (1266-1308), Gerardo di Odone (1273-1348) e Guglielmo di Ockam (1285-1348) teologo della difesa della povertà francescana.
Questi pensatori francescani preparano il terreno culturale che nel secolo successivo si amplifica e si approfondisce, troviamo figure come Alessandro Bonini, Astesano di Asti, i beati Alberto Berdini e Barnaba Manassei, i santi Giovanni da Capestrano e Giacomo Della Marca.

«San Bernardino da Siena»
Il riferimento è in San Bernardino da Siena (1380-1444) grande predicatore che non ignora le problematiche sociali e quelle etiche.
Bernardino è considerato il precursore della formulazione teorica del capitalismo. Egli introduce il concetto del pensiero economico sul prezzo: qualità e proprietà, quantità e gradualità, determinano la sua utilità. Inoltre considera la funzione etica dell’imprenditore e dell’impresa. L’impresa è bene sociale insostituibile e risorsa collettiva. Era soprannominato “terrore degli usurai”. Con la sua canonizzazione nel Giubileo del 1450 si passa ad una maturazione del pensiero che si sviluppa in opere concrete: i Monti di Pietà e i Monti Frumentari.
Tutti i pensatori francescani del XV secolo si adoperano per la costruzione di queste due opere. Tra le figure citiamo Marco Fantuzzi, Angelo Carletti, Cherubino da Spoleto, Pacifico da Cerano, Francesco da Caldarola, Marco da Montegallo, Michele Carcano, Fortunato Coppoli e Bernardino Tomitano da Feltre (1439-1494).
Queste iniziative si diffondono in Italia centrale-settentrionale i Monti di Pietà (nei centri urbani) e nell’Italia centrale-meridionale i Monti Frumentari (nei centri rurali).
L’erogazione finanziaria avveniva tramite un pegno, il Monte era costituito dal capitale formato da donazioni ed elemosine per cui furono chiamati Monti di Pietà (pietà come opera di misericordia).
Il Monte Frumentario univa mercato e donazione, contratto e solidarietà nel conferire il frumento a prestito per lavoro ed alimentazione.
Bernardino da Feltre basa, per la loro operosità, l’idea del fondo di rotazione secondo cui il capitale iniziale poteva essere utilizzato come presidio e garanzia di prestiti concessi sul fondo per obiettivi di investimento e solidarietà. Si consiglia con teologi, filosofi, giuristi, canonisti, umanisti e scrive egli stesso lo statuto. Il favore che incontrano queste opere è dettato dal fatto che il francescano Luca Pacioli (1445-1517) ha inventato ed introdotto un nuovo metodo di amministrazione basato sulla partita doppia, che rende trasparente ed efficace la procedura contabile.
Oltre a questo, Leone X, con Bolla “Inter multiplices” del 4 maggio 1515, ha sancito la liceità dei Monti di Pietà, quali istituti Pii, allo scopo di aiutare le persone povere che necessitano di aiuto nel modo più favorevole.
Un altro pontefice, Benedetto XIII (1724-30), ne promuove la costituzione egli stesso. Poi nell’Ottocento le leggi napoleoniche e italiche decretano la loro fine e l’evoluzione in altre realtà. Quello dei Monti di Pietà e dei Monti Frumentari costituiscono un fenomeno che oggi è studiato in ricerche e progetti (Banca dati del Centro Studi della Fondazione Banca del Monte di Bologna e Ravenna, Progetto di mappatura della Federcasse-Federazione Banche di Credito Cooperativo) ed inquadrato nell’economia civile. Quei Monti sono paragonabili all’attuale idea del microcredito.
I pensatori francescani hanno dedicato attenzione alla moralità dei mercati, ponendo al centro la persona. Essi propongono uno sviluppo integrale e sostenibile, un modello socio-economico di cooperazione e di condivisione. I loro temi sono oggi attuali: onestà, trasparenza, fiducia, responsabilità sociale, sostenibilità e fraternità. La fraternità è il valore di sempre. La scuola economica francescana offre spunti per affrontare le crisi etico-economiche contemporanee ed ispira il pensiero dei pontefici. L’economia è anche oggetto di studio all’Antonianum.
Letture consigliate
Bazzichi O., Economia francescana: la marcia in più, Edizioni Libreria universitaria, Limena (PD), 2022
Bazzichi O., Alle origini dei Monti di Pietà: una questione storica da precisare, Pontificia Facoltà Teologica S. Bonaventura-Seraphicum, Roma, 2020
Bazzichi O., Dall’usura al giusto profitto. L’etica economica della scuola francescana, Effatà Editrice, Torino, 2008
Mercado D., El léxico y la cultura mercantil en Francisco de Asís según sus escritos, Rivista francescana di studi storici, Murcia (Murcia) ESPAÑA, 2025
Carbajo Nunez M., Economia francescana. Una proposta per uscire dalla crisi, Edb, Bologna, 2014
Muzzarelli M. G., I Monti di Pietà: le cure prestate e quelle richieste, rivista Italia Francescana, Roma, 2010
Checcoli I., I Monti frumentari e le forme di credito non monetarie tra medioevo ed età contemporanea, Il Mulino, Bologna, 2016
Approfondimenti
Fondazione The economy of FRANCESCO
Mostra Online Economia Fraterna - Fraternal Economy
