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LE MARTIRI SABINE DEL III SECOLO

2026-02-22 17:41

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Amici della Sabina, Donne sabine, sabina, storia-della-chiesa, papa-francesco, giubileo-2025, spes-non-confundit, martiri-della-sabina, santi-e-beati, fede-cristiana,

LE MARTIRI SABINE DEL III SECOLO

“Abbiamo bisogno di custodire la loro testimonianza [dei martiri] per rendere feconda la nostra speranza” (papa Francesco)

LE MARTIRI SABINE DEL III SECOLO

La bolla di indizione del Giubileo Ordinario 2025 “Spes non confundit” pubblicata da papa Francesco ci ricorda che: “Abbiamo bisogno di custodire la loro testimonianza [dei martiri] per rendere feconda la nostra speranza”. È con questo pensiero che facciamo memoria di Anatolia, Vittoria e Barbara, le martiri della Sabina.

Papa Francesco scriveva: “I martiri sono i testimoni che portano avanti la Chiesa, quelli che attestano che Gesù è risorto. E lo attestano con la coerenza e la forza dello Spirito Santo che hanno ricevuto in dono”. Il culto dei martiri fu diffuso dai monaci benedettini e coltivato dalle popolazioni locali. In Sabina celebriamo le vergini e martiri Anatolia, Vittoria, Barbara.

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«Santa Vittoria e Santa Anatolia»

Stampa antica - Rosweydus - Cnobbaert - 1626

Immagine tratta da AmicidiRieti.it

 

Anatolia e Vittoria (diocesi di Rieti) sono due nobili romane, confinate in Sabina dove i pretendenti avevano possedimenti, consacrate a Dio per il loro rifiuto di piegarsi agli idoli e al matrimonio. 

Anatolia è portata a Tora (oggi Castel di Tora) e Vittoria a Trebula Mutuesca (oggi Monteleone Sabino). Entrambe sono decapitate il 9 luglio del 249-251 nell’era dell’imperatore Decio. Anatolia fu sepolta accanto al soldato Audace da lei convertito dal paganesimo al cristianesimo.

La prima menzione di Anatolia è nel De Laude Sanctorum ed è rappresentata nel secolo XV nel monastero di Santa Scolastica a Subiaco dove sono conservate le teste di Anatolia e Vittoria.

Ad Anatolia è dedicato il santuario di Castel di Tora e di Torano di Borgorose.

Vittoria è ricordata nel martirologio Geroniano del VI secolo ed è rappresentata nel mosaico di Santa Apollinare a Ravenna accanto ad Anatolia. Il suo corpo nel 934 fu traslato sul Monte Matenano di Fermo. Ad essa è dedicata la chiesa-santuario omonimo di Monteleone Sabino con le relative catacombe. 

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Barbara (273-290) nasce a Nicomedia (oggi Izmit in Turchia) di Bitinia ed approda a Scandriglia, in Sabina, dove il padre, il generale Dioscoro membro della corte imperiale, ha ricevuto possedimenti. Anche Barbara rifiuta gli idoli e il matrimonio proposto dal padre. Mostra la sua appartenenza al cristianesimo con segni esterni come le tre finestre fatte aprire nella sua torre che la teneva custodita. Barbara vive e testimonia la professione di fede, precorrendo il Concilio di Nicea del 20 maggio 325 di cui celebriamo il XVII centenario.

San Giovanni Damasceno la definisce “sposa ed ancella della Santissima Trinità”. Viene decapitata dal padre il 4 dicembre lasciando tracce sul territorio di Scandriglia che la eleva a sua patrona. Da Scandriglia parte il Cammino di Santa Barbara (iniziativa del 2017) verso Rieti dove è sepolta nella Cattedrale e nel contempo è anche patrona della città.

La Scandriglia di quel tempo fu inclusa nella diocesi di Cures, oggi diocesi suburbicaria Sabina. Sul luogo del martirio accanto ad una sorgente fu elevato un oratorio a cui seguì una chiesa oggi al confine tra Montorio Romano e Scandriglia. La chiesa rurale fu curata dalla presenza di un eremita dal 1607 al 1860. L’Istituto di Studi Sabini ha promosso ed ottenuto il riconoscimento della Soprintendenza per la chiesa rurale quale «Bene Storico» nel 1989.  Il martirio di Barbara ebbe vasta eco, il suo culto si diffuse anche a seguito della morte del padre colpito da un fulmine mentre era nel tempio dedicato al dio Sole Invictus.

La tradizione e l’arte hanno fatto di Barbara una santa popolare. Il suo patrocinio è invocato da quanti operano nel pericolo del fuoco. La torre come simbolo di custodia, vigilanza e protezione insieme alla palma, simbolo di martirio e di gloria, costituiscono la sua iconologia.

È invocata patrona da armi e corpi militari: marinai, artiglieri, genieri, vigili del fuoco, artificieri, NBC. È invocata da arti e mestieri: campanari, fonditori, operatori dei carburanti, minatori, pirotecnici, armieri, esplosivisti, costruttori. Molte città sono sotto la sua protezione come la cittadina di Barbara (Ancona) gemellata dal 1985 con Scandriglia (Rieti). La devozione locale si manifesta con la tradizione del festarolo ovvero di un devoto che accoglie annualmente in casa la sua statuina d’argento e cura la festa. 

Letture consigliate

AA.VV., Santa Barbara nella letteratura e nel folclore, Centro Studi Varroniani, Rieti, 1989

AA.VV., Santa Barbara nella tradizione, nella leggenda e nell’arte, Icori, Roma, 1977

AA.VV., I santi sabini, Diocesi Sabina, Poggio Mirteto, 1975

C. Angeletti, Santa Barbara nella tradizione reatina, Centro Studi Francescani del Lazio, Roma, 1973

U. Massimiani, L’immagine di Santa Barbara, Istituto di Studi Sabini, Scandriglia, 1993

U. Massimiani, Santa Barbara, Eni-Apve, Roma, 2017

E. Onori, Santa Vittoria: la martire, il culto e le identità culturali, Il Formichiere, 2023

I. Schuster, Le SS. Anatolia e Vittoria, Bollettino diocesano di Sabina, 1917

 

Da vedere

Lux Vide Film di Carmine Elia, Santa Barbara, Roma, 2012  

 

[Vedi la mini serie gratuitamente su RaiPlay]

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