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DUE DONNE, L’OTTOCENTO, LA SABINA

2026-07-16 12:51

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Amici della Sabina, Donne sabine, storiedidonne, camminodisantaagostina, associazionismosabino, turismoreligioso, progetticulturalilazio, personaggistorici, laziocultura, risorgimentoitaliano, fedeecoraggio, storiaditalia, sabinadascoprire,

DUE DONNE, L’OTTOCENTO, LA SABINA

Margaret Fuller e Santa Agostina. Due figure femminili dell'800 sabino.

DUE DONNE, L’OTTOCENTO, LA SABINA

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Sarah Margaret Fuller Ossoli (Cambridgeport 23 maggio 1810 - Fire Island 19 luglio 1850) Insegnate, traduttrice, critica letteraria, autrice del primo manifesto femminista americano Women of the Nineteenth Century e prima donna corrispondente estera americana. Nel 1846 parte per l’Europa in qualità di inviata della New York Dailiy Tribune visitò Londra, dove conobbe e divenne amica di Mazzini, Parigi, dove incontrò George Sand, e l’Italia, dove partecipò con entusiasmo alle vicende risorgimentali.

Nel soggiorno romano incontrò il marchese Giovanni Angelo Ossoli (1821-50, aveva il feudo di Pietraforte in Pozzaglia Sabina) patriota e sergente della guardia civica, col quale ebbe una relazione. Nel novembre 1848 tornata a Roma, da dove si era allontanata per la nascita del figlio Angelo Eugenio Filippo a Rieti il 5 novembre 1848 (dove tra l’altro era la balia) riprese il suo lavoro di giornalista.

Durante l’assedio di Roma, sotto la direzione di Cristina Trivulzio di Belgioioso, prestò soccorso negli ospedali affollati di feriti. Il regista Luigi Magni nel film In nome del popolo sovrano del 1990, in una scena, la colloca accanto a Goffredo Mameli nell’atto del soccorso ospedaliero.

Caduta la Repubblica Romana si rifugiò a Firenze insieme al figlio e al marchese Ossoli, da dove si imbarcò per l’America sul veliero “Elisabeth”. Durante il viaggio, il capitano della nave morì e il comando fu affidato ad un sottufficiale poco esperto, che portò la nave al naufragio proprio davanti alla baia di New York, era il 19 luglio 1850. Sono sepolti a Mount Auburn in Massachusetts.

La città di Roma gli ha intitolato una via all’interno di Villa Sciarra, così anche la città di Rieti ha scoperto una targa commemorativa posta sulla sua abitazione reatina in Piazza Bachelet accanto alla chiesa di San Nicola in occasione del bicentenario della nascita.

Di lei abbiamo parlato in occasione del 150° dell’Unità d’Italia con il nostro progetto culturale “La Sabina nel Risorgimento” nel 2013 per quanto previsto dalla Legge Regione Lazio 12-2011 (interventi di Michela Ponzani e Lorena Battistoni) e poi in occasione del convegno a Mentana del 4 luglio 2025 con l’intervento di U. Massimiani dal titolo “Risorgimento e giornalismo”.

Di lei ci piace riportare questa espressione: “Fui colpita più che mai dall’eroico valore dei nostri, lasciatemelo dire, come l’ho detto sempre, perché dovunque io vada una gran parte del mio cuore rimarrà per sempre in Italia. Spero che i miei figli mi riconosceranno sempre come una sorella, sebbene non sia nata qui”.

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Oliva-Livia “Agostina” Pietrantoni (Pozzaglia Sabina 27 marzo 1864 – Roma 13 novembre 1894) secondogenita di undici figli, era parte di una famiglia semplice di agricoltori, dove il lavoro e la preghiera erano i punti di riferimento. Da ragazza era una olivarola, così erano chiamati in dialetto i braccianti che andavano a raccogliere l’oliva nel periodo invernale nei paesi vicini.

All’età di 22 anni entrava come postulante nella Suore della Carità, congregazione fondata da santa Giovanna Antida Thouret (1765-1826). Il 13 agosto 1887 assume il nome di Agostina, in omaggio alla fondatrice che tornava alla casa del Padre il 24 agosto 1826. Alla vigilia della festa dell’Assunta iniziava ad operare presso l’Ospedale Santo Spirito di Roma. Era un tempo difficile sia per la “Questione Romana” che per la “questione sociale”. In ospedale i crocifissi erano banditi e i padri cappuccini allontanati, restavano le suore ma non potevano parlare di religione.

Il suo lavoro iniziale fu la cura dei bambini ma poi ammalatasi di tubercolosi e guarita inaspettatamente, decise di assistere gli adulti nel reparto tubercolosi. Era un reparto a rischio per la presenza di soggetti violenti e blasfemi. Tra questi Giuseppe Romanelli che, espulso dall’ospedale, volle vendicarsi e scelse la sua vittima in suora Agostina, che non rinunciò alla sua missione nonostante le minacce.

Il 13 novembre 1894 il Romanelli la sorprese e la uccise con sette pugnalate, le ultime parole di suor Agostina furono di perdono per l’assassino. Il 12 novembre 1972 fu beatificata da Paolo VI definendola: “… semplice, limpida, pura, amorosa e alla fine dolorosa e tragica anzi simbolica”. Paolo VI gli ha dedicato un’espressione poetica: “C’era una volta e ancora c’è con volto nuovo, un villaggio chiamato Pozzaglia, nei colli della Sabina, circondato da poveri campi… e c’era là una casa benedetta, nido pieno di voci infantili, tra i quali precocemente saggia, quella di Oliva, chiamata poi Livia, che cambierà il nome domestico in quello religioso di Agostina. Qui ci piacerebbe sostare e ascoltare la lezione del paesaggio e quella del focolare e incontrare lei, vederla e conoscerla alla scuola della vita vissuta”. Suor Agostina amava la natura di un amore francescano.

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Il 18 aprile 1999 Giovanni Paolo II la proclama santa, la diocesi di Roma nel giubileo del 2000 gli intitolata una parrocchia a Casal Tidei. Il 29 aprile 2003 è proclamata patrona degli infermieri. Nel novembre 2004 le sue spoglie mortali sono traslate a Pozzaglia nella chiesa parrocchiale di san Nicola.

Nel 2006 si è costituita l’aps “Fedeli di Santa Agostina” che tra l’altro gli ha dedicato il cammino di Santa Agostina ovvero la memoria dei sentieri da lei percorsi a Pozzaglia (disegni di Mario Sforza e Mia Suriani).

Di lei si è sintetizzato un decalogo vissuto e testimoniato:

1 Non avrai altro biglietto da visita all’infuori del sorriso

2 Ricordati di “cancellare” te stessa

3 Ricordati di non dimenticare

4 Onora la competenza e la preparazione

5 Bada che Dio sia manifestato in ciò che fai

6 Con affidabilità del tuo servizio, fa benedire Dio

7 Devi rubare al fratello il peso del dolore

8 Devi inventare l’amore

9 Non indurire il cuore con l’abitudine al dolore altrui

10 Tieni presente, infine, che l’ammalato è sempre un altro Gesù

La festa di Santa Agostina è il 13 novembre ma a Pozzaglia si celebra la seconda domenica di settembre.

 


Letture consigliate

 

per Sarah Margaret Fuller Ossoli

Detti E., Margaret Fuller Ossoli e i suoi corrispondenti, Le Monier, Firenze, 1942

Fuller M., R. Mamoli Zorzi (a cura di), Una americana a Roma 1847-49, Ed. Studio Tesi, Pordenone, 1986

Bannoni M. – Mariotti G., Vi scrivo da una Roma barricata, Edizioni conosci per scegliere, Roma, 2012

De Biasio A., Le vie dell’eroismo femminile. Guerra e violenza in Margaret Fuller, in STORICA. Rivista quadrimestrale, Viella Editrice, Roma, 2014

Istituto di Studi Sabini, La Sabina nel risorgimento, Scandriglia-Mentana, 2013

 

per Oliva-Livia “Agostina” Pietrantoni

Luzi L., Suor Agostina Pietrantoni. Una luce nel nostro cammino, Litografia Bruni, Pomezia (RM), 1999

Rossetti I. sac., Suor Agostina Pietrantoni. Beata. La vita narrata dalle sue compagne di lavoro e di preghiera, Associazione Fedeli di Santa Agostina, Pozzaglia Sabina (RI), 2021

Stoklin S., Santa Agostina Pietrantoni. Patrona degli infermieri d’Italia, Editrice Velar, Ponteranica (BG), 2014

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